Da sempre con i nostri Golden Retriever e Labrador Retriever ci dedichiamo agli utenti cui è stata consigliata la presenza del cane.
Con i risultati incoraggianti ha fatto strada l'idea che se avessimo unito due elementi concilianti e coinvolgenti come l'acqua ed i cani, probabilmente avremmo ottenuto benefici più apprezzabili di quelli resi dalla coterapia tradizionale.
La realizzazione di una struttura adeguatamente progettata e rispondente alle esigenze, ci ha consentito di varare il progetto "Pet Therapy in Acqua".
Pubblichiamo un resoconto della nostra attività auspicando che anche altri prendano iniziativa a favore dei bambini.
I genitori dei bimbi coinvolti ci hanno autorizzato la pubblicazione di alcune immagini. A queste famiglie va un sentito ringraziamento in quanto non hanno esitato nel rendere partecipi altri genitori coinvolti in problematiche simili.
Luigi Rimoldi

Il nostro progetto di Pet Therapy in acqua è stato presentato
il 16 e 17 Ottobre 2008 a Piossasco (TO) in occasione del
Seminario di Zooantropologia

PET THERAPY IN ACQUA

Cani e acqua: teneteli a portata di bambini !!!
a cura di Luigi Rimoldi e Maria Laura Sora



Il campo delle conoscenze sui bambini e sui cani è in continua espansione. In particolare i bambini con difficoltà nella relazione e nel linguaggio offrono "spettacolari" espressioni di comportamenti e di emozioni quando viene loro proposta una situazione semi-organizzata da un gruppo di adulti accoglienti ed istruiti nel campo dell'educazione, con una piscina a misura e con un gruppo di cani addestrati allo scopo. Niente di nuovo?
Sì, molte nuovità caratterizzano ciò che vi presentiamo: PROTAGONISTI, SPAZI, MODALITÀ
 
PROTAGONISTI
Il gruppo comprende i medici, gli esperti Pet-Partners, i genitori, i bambini e i cani.
Tutti si sono uniti per realizzare l'attività assistita da animali in acqua dedicata a bambini con difficoltà relazionali e di comunicazione/linguaggio.
Tra gli adulti protagonisti partecipano i genitori di tre bambini caratterizzati da importanti difficoltà di sviluppo. Questi riferiscono di storie personali faticose, di necessità di nuovi input e di attività alternative, in quanto la loro creatività è minata ed insufficiente a fornire risposte educative, giocose, appassionanti, flessibili, che permettano di affrontare il disagio quotidiano. La loro pazienza rischia di venir meno e spesso si trovano in difficoltà nel dare risposte emotivo-affettive in quanto anni difficili hanno loro "scaricato le pile".
In casi simili, i genitori perdono la capacità di cogliere nei gesti quotidiani le occasioni per arricchire il pensiero, le domande, le parole, i ricordi e le conoscenze del mondo dei loro figli. La quotidianità è stereotipata e non padroneggiano l'abilità di imparare ad interpretare.
Il progetto si pone l'obiettivo di sorvegliare e favorire l'interazione tra bambini e cani in acqua per facilitare il riconoscimento di desideri e bisogni.
Il dispositivo terapeutico allargato che proponiamo, costituito sia da momenti di ascolto individuale dei genitori che da spazi di socializzazione in gruppo e, per quanto riguarda i bambini, da momenti terapeutici individuali e in gruppo, è concepito per inserirsi come un elemento "terzo" nella relazione tra genitori e bambini, allo scopo di individuare e modificare quelle fissità e stereotipie relazionali che spesso risultano frustranti e disperanti.
A differenza delle rigidità e separazioni che i tradizionali programmi terapeutici ovviamente suggeriscono attraverso sedute fisse, separazione della presa in carico dei genitori e dei bambini, e moduli pre-ordinati mediante gestione temporale definita (solitamente 45-60 minuti), quanto proponiamo viene prospettato in un ambiente fluido e dinamico non vincolato.
Preliminarmente all'avvio della relazione terapeutica prevediamo un incontro con i genitori in cui viene ascoltata la loro richiesta, le motivazioni e le aspettative che ripongono in un progetto di Pet Therapy, affinché la presa in carico delle loro attese permetta all'equipe di formulare su misura una proposta realistica e quindi realizzabile con mutua soddisfazione.
Insieme con la logopedista neuropsicologa, esperta in riabilitazione della comunicazione e del linguaggio, gli altri collaboratori condividono gli strumenti necessari per osservare, canalizzare e gratificare bambini e cani presenti. Mostrando flessibilità ed interesse fin dal primo incontro gli addetti ai lavori si sono ritrovati accomunati dalle stesse inclinazioni, dallo stesso desiderio e felicemente coinvolti in un progetto che mira al benessere psicofisico di genitori, bimbi e quattro zampe che ci accompagnano.
I bambini protagonisti (già in carico ai rispettivi Servizi di Neuropsichiatria Infantile) sono rappresentati da due bimbi di 7 e 8 anni, con tratti autistici, di cui uno con diagnosi sindromica e un bimbo di 4 anni con disturbo del linguaggio.
Mentre due di loro non hanno dimestichezza con l'acqua, abilità non richiesta in quanto la conformazione della piscina rende possibile il permanervi senza vivere l'angoscia del galleggiare, l'altro bambino possiede doti di acquaticità simili a quelle di un vero "delfino"!

La conformazione della piscina consente di apprezzare la presenza ed il contatto fisico con il cane.
I "nostri" tre bimbi, in quanto abituati a vivere con "amici pelosi", apprezzano la compagnia degli animali e trovano sollievo nei momenti di interazione già dal primo incontro. Infatti alcune caratteristiche comportamentali di noi umani sono complementari e/o sovrapponibili a quelle dei nostri amici a quattro zampe.
I cani protagonisti sono di razza Labrador Retriever e Golden Retriever, le cui caratteristiche vengono sintetizzate in una tabella:
PLUS:
1 anno,
Golden Retriever,
maschio,
dolce, osservatore, gentile, riservato, ma è una mente canina sempre al lavoro!
TIFFANY:
5 anni,
Labrador Retriever,
giallo, femmina,
osserva e partecipa con calma, sta imparando...
MOLLY:
11 anni,
Labrador Retriever,
nera, femmina,
rappresenta la saggezza e l'indulgenza degli "anziani", associata all'insaziabile desiderio di nuotare, giocare e ricevere cibo.

CAMILLA:

6 anni,
Labrador Retriever,
chocolate, femmina,
osserva, attende disposizioni, una cagnolona partecipe!
EVA:
6 mesi,
Labrador Retriever,
nera, femmina,
osserva e segue i movimenti del suo piccolo compagno.

I cani vivono con alcuni dei collaboratori e nello specifico con due bambini protagonisti del progetto.
Ogni cane possiede certificato veterinario di buona salute, è socievole, ha particolare attitudine al contatto con bambini e al gioco ed ovviamente risponde alle caratteristiche appartenenti ad ogni soggetto impegnato nelle attività di co-terapia.
 
SPAZI: LUOGO E AMBIENTE
Il "Nicolò Center", situato all'interno del Parco Naturale del Mincio (MN), si estende su una superficie di 20.000 mq. Ivi trovano accoglimento l'allevamento di Labrador Retriever e Golden Retriever, gestito da Andreina Karabcsevszky con la figlia Susanna, e la scuola per educatori cinofili comportamentisti e Pet Partners, diretta da Luigi Rimoldi.
Le attività pratiche e co-terapeutiche si tengono negli ampi spazi coperti e scoperti, nel cui contesto è stata realizzata la piscina dedicata ai bambini con i cani.
L'operatore non vive la necessità di immergersi, in quanto grazie alla particolare struttura, può gestire le attività e dare le opportune indicazioni al cane, scegliendo di poter stare a bordo vasca.
Tale condizione consente una visione panoramica anche in presenza di più cani, più bimbi e ovviamente più genitori e assistenti in acqua.

Per le sue peculiari caratteristiche la piscina rappresenta lo spazio principale dell'attività di bambini e di cani.
Consente l'interazione in un elemento congeniale ad entrambi (l'acqua).
Ci è parso naturale l'avvicinare bimbi con difficoltà di comunicazione e cani in una piscina idonea. L'acqua, soprattutto se usata a scopo terapeutico, ha un effetto avvolgente, stimolante e di sostegno, oltre ad essere mediatrice di buon umore, e di rilassamento.
 
MODALITÀ: PROGETTAZIONE E ASPETTI TEORICI
L'attività co-terapeutica, come da noi progettata, non prevede il percorso classico strutturato attraverso l'ora di sedute che si ripetono, bensì il trascorrere una giornata in un clima che favorisca il naturale percorso interattivo "bimbo - cane" dandoci l'opportunità di cogliere i momenti più significativi che sottolineano il miglioramento della condizione psicofisica.
L'impegno impone il rispetto canonico delle procedure e prevede che il sabato pomeriggio sia dedicato alla pianificazione e alle strategie di adeguamento delle attività rivolte ad ogni singolo bimbo.
La domenica mattina tra le ore 8 e le ore 10, oltre a controllare la condizione di salute dei cani, vengono concordati gli obiettivi e i dettagli operativi insieme con gli assistenti. Verso le ore 10 arrivano gli ospiti, accolti da ognuno di noi. Dedichiamo un colloquio singolo ad ogni famiglia mentre i bimbi già prendono parte all'attività con il contributo degli educatori-assistenti. Il colloquio è finalizzato a rilevare impressioni relative alla settimana trascorsa, eventuali progressi, desideri e necessità emergenti. Inoltre viene annotata una serie di dati al fine di aggiornare la cartella clinica riabilitativa.
Gli elementi conoscitivi raccolti, riguardano: dati anagrafici, caratteristiche delle attività del bambino (livello comunicativo, livello linguistico, giochi, livello grafico, aspetti emotivi, abilità cognitive, abilità motorie) e altri aspetti che segnano l'inizio del percorso, e che si presentano con un numero di variabili esteso e poi ridotto per gestire i dati più agevolmente.
La pausa pranzo, gestita attraverso la collaborazione di tutti e in modo che i bambini possano osservare e partecipare, costituisce momento di interazione, rilassamento e aggregazione durante il quale ognuno è facilitato a proporsi.
Anche durante le apparenti pause gli operatori non interrompono l'osservazione (oramai per deformazione professionale...) e se necessario decidono di intervenire cogliendo le varie opportunità.
Ad esempio la logopedista approfittando della golosità di Tobias, stimola la concentrazione e la graduale percezione delle parti sillabiche e di conseguenza una fluida e completa produzione della parola.

La dott.ssa Maria Laura Sora con Tobias
Il lunedì mattino è dedicato alla stesura scritta di quanto emerso e già commentato nel tardo pomeriggio di domenica con genitori e collaboratori.
L'attività viene svolta con incontri periodici ogni 7-15 giorni presso il "Nicolò Center" e proseguita nelle zone di residenza dei bambini.
Gli aspetti teorici che vi presenteremo sostengono che, al di là di qualunque patologia, si ritiene necessario dare spazio e nutrire la mente, sia emotiva che cognitiva di ogni bambino in difficoltà.
Reuven Feuerstein afferma: "L'effetto cumulativo di tutti questi frammenti di messaggi è straordinario e sbalorditivo" ("Come stimolare giorno per giorno l'intelligenza dei vostri bambini"- N. Laniado-Ed. Red).
Inoltre se vogliamo addentrarci nella mente possiamo far riferimento alla Teoria delle intelligenze multiple, proposta nel 1983 da Howard Gardner (Professore di Pedagogia- Università di Harvard - Stati Uniti).
Egli riferisce delle molteplici sfaccettature delle abilità mentali che spiegano le capacità intellettive di scienziati e artisti. Propone un'estensione del concetto di intelligenza ad almeno 8 ambiti: linguistico, logico-matematico, spaziale, cinetico, musicale, interpersonale, introspettivo, naturista.
Se accogliamo la teoria di Gardner, diamo a ciascun bambino una maggiore possibilità di esprimere e sviluppare i suoi talenti secondo le peculiarità del suo patrimonio intellettivo.
E' stato osservato che spesso i "nostri" bambini sono costretti a comportamenti ripetitivi, stereotipati, senza alternative e prospettive a causa della incapacità interpretativa e comunicativa di noi adulti. Pare che "noi" si preferisca rimanere adagiati su ipotesi comportamentali, attendendo che "loro" si adeguino alle nostre richieste. Gli sforzi quasi sempre sono in questa direzione e purtroppo fin da subito segnano la sconfitta.
In un contesto multi-professionale, ove ognuno non custodisce ma offre generosamente la propria esperienza, i genitori vengono accompagnati ed abituati ad intuire le inclinazioni dei propri figli "difficili" incoraggiandoli verso ambiti in cui l'intelligenza continua a crescere e a ri-modellarsi.
Infatti le capacità possono essere potenziate e sviluppate, proponendo piccoli passaggi, a condizione che chi aiuta sappia interpretare. Mentre il cane è maestro delle proprie capacità fin dalla nascita (teoria della P.P.C. di Luigi Rimoldi), il bimbo deve essere spronato dal contesto (animali e figure umane) a percepirsi capace e ad acquisire nuove abilità.

Maria Laura Sora con Tobias                                  Luigi Rimoldi con Simone
Ogni esperienza, sia nei bambini che negli adulti, gioca un ruolo essenziale nel determinare lo sviluppo di facoltà mentali, purché si rispettino tre fattori:
- proposte di stimoli nuovi e mantenimento dei vecchi
- attività mediate dal linguaggio che favoriscono l'apprendimento
- bassi livelli di stress.
Vivere, in genere, ed in particolare con bambini in difficoltà, vuol dire "cambiare" il proprio stile di vita e credere nella possibilità di offrire benessere a loro, ai genitori, agli animali che vivono la stessa esperienza, e agli adulti che dovranno essere mediatori.
Per le attività dei bambini con i quattro zampe si è scelto dunque un percorso di potenziamento di tutte le abilità emergenti in ogni soggetto, accanto ad un percorso per i genitori utile a modellare il loro stile comunicativo. Inoltre il contesto offre un coinvolgimento sensoriale e relazionale più ampio rispetto al setting terapeutico tradizionale, favorendo la destrutturazione delle stereotipie.
Tocca agli adulti e ai cani mettersi all'opera attraverso un approccio che apre nuove prospettive nei campi dell'educazione e riabilitazione.
Il termine "Attività Assistite da Animali" (A.A.A.) prevede interventi di tipo educativo o ricreativo con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita, mentre il termine "Terapie Assistite da Animali" (T.A.A.) indica un intervento con obiettivi specifici prefissati per migliorare funzioni fisiche, sociali, emotive e/o cognitive ed è gestita da professionisti con esperienze specifiche.
L'ipotesi di lavoro dell'attività ideata si basa su contatti spontanei in acqua o nel prato tra i bambini ed il gruppo dei cani, sia guidati dagli educatori cinofili, che autonomamente.

Molly e Plus infinitamente pazienti attendono…
Le modalità di svolgimento prevedono interventi diretti ad ogni bambino con durata di circa 20-30 minuti. Ogni bambino è presente anche durante l'interazione di altri bambini con i cani, e lo si osserva nel prendere proprie iniziative o nel ricercare un nuovo momento personale.
 
OBIETTIVI
L'obiettivo iniziale del progetto prevede di osservare e valutare l'interazione "bimbo-cane" per favorire: la relazione, l'impegno, la motivazione, l'interesse, l'esperienza, la comunicazione, comunque essa si riveli.
Vedremo successivamente che molti obiettivi sottenderanno numerosi altri sotto-obiettivi in un ambito vasto e multifattoriale.
Le potenzialità di miglioramento individuate già dal primo incontro, che espandono buona parte delle precedenti variabili, sono raggruppate nella seguente tabella:
espressività comunicativa attenzione
motivazione/impegno disponibilità al rapporto
comprensione verbale timore/disagio
interesse tempi di lavoro
partecipazione collaborazione
attitudine a osservare attitudine al contatto
imitazione responsività (rispondere a domande)
assertività (affermare o proporre un argomento) memorizzare
gioco spontaneo gioco simbolico
Altri criteri riguardano il modellamento dello stile genitoriale, caratterizzato in genere, in situazioni di prole problematica, da uno stile di controllo diretto che costringe il bambino, ma non ne favorisce la riflessione, i tentativi di prova ed errore, e non gratifica come invece suggerisce lo stile tutoriale, che diventerà obiettivo per i genitori stessi. Essi potranno utilizzare nuove modalità, quali ad esempio:
- strategie centrate sul bambino: ad esempio carpire lo sguardo, seguire il suo interesse, commentare
"in diretta", interpretare
- strategie che promuovono l'interazione verbale attraverso tempistica e scelte adeguate: ad esempio
parlare a ritmo lento, fare pause e dare spazio al bambino, confermare e gratificare il minimo successo comunicativo o espressivo, fare domande aperte o a scelta fra due oggetti
- strategie che rimodellano il linguaggio: ad esempio semplificare, ripetere, denominare, descrivere,
imitare il bambino ed espandere la sua frase.
 
ASPETTI PRATICI
Al secondo incontro i bimbi si sono dimostrati curiosi, emozionati, disponibili e già più abili di quanto lo fossero nel primo incontro: chi per gli aspetti di accettazione dell'acqua e del cane, chi per aver sperimentato momenti di attenzione ed impegno a collaborare con esso, chi per aver acquisito nuove abilità di emissione verbale, chi nella conversazione in un dialogo di almeno 2-3 domande e risposte, chi nella produzione verbale di parole bisillabe mai utilizzate precedentemente.
I giochi preferiti dai bambini con i cani sono:
- richiami per nome
- lancio di oggetti (prevalentemente palline, riportelli galleggianti e qualche gioco per animali)
- offerta di premi e contatto fisico e offerta di acqua da bere
- giochi di contatto con il cane o con gli altri bambini
- bagnetto del cane e bagno del bambino con il cane
- denominazione di oggetti da far riportare al cane (giochi per cani rappresentanti oggetti e animali vari)
- "visita veterinaria" (con accessori di grandi dimensioni, smussati e usati in modo creativo "per simulazione")
- emissione di richiami verbali.

Tobias insieme a Sara e Tiffy
Per favorire la produzione vocale abbiamo proposto anche l'utilizzo di microfoni per amplificare la voce e permettere la progressiva percezione delle capacità verbali: per emettere soffi, sbuffi, parole, alternando tonalità di voce e richiami dei nomi delle persone presenti.
Tutto il materiale e la loro tempistica d'uso è stato predisposto dalla logopedista in accordo con gli altri operatori. Accanto alle fotografie degli oggetti e delle situazioni osservate si redige un quaderno di immagini adatto per ogni bambino a favorire evocati positivi e resistenti nel tempo.
Questo materiale visivo è condivisibile da chiunque anche all'esterno dell'esperienza vissuta dai bambini con i cani in acqua (parenti, scuola, Servizi N.P.I., amici,...).
 
Ora cerchiamo di raccontare dettagliatamente alcuni eventi verificatisi nei primi incontri.
 
SIMONE
Durante una pausa pranzo, Simone acquisisce fiducia in sé, ha percezione delle proprie capacità, che ancora deve manifestare e decide un'azione per noi significativa: attingendo ai comportamenti epimeletici scritti in ognuno di noi, Simone decide di uscire dalla chiusura autistica che gli impone comportamenti centripeti e si dedica attraverso un segno centrifugo (Teoria dei Comportamenti Centripeti/Centrifughi di Luigi Rimoldi) alle cure di un cane: prende una patatina e la offre ad Artax, pastore tedesco, non coinvolto nelle attività terapeutiche. Simone si percepisce soggetto nell'agire, è protagonista della scena. Tutto ciò favorisce l'autostima e la progressiva percezione delle capacità (Teoria della Progressiva Percezione delle Capacità di Luigi Rimoldi).
Sono giornate creative durante le quali gli utenti (i bimbi e i genitori) non sono sottoposti alla pressione terapeutica, ma vivono momenti di intensa "terapia" grazie agli operatori che colgono i momenti adeguati e intervengono opportunamente, rispettando le differenti tempistiche suggerite da ogni bimbo.

Il "prodigio" interattivo di Simone: breve lancio

Questa formula consente di svolgere l'attività senza che sia stressante per il cane e per i bimbi e senza che nessuno si senta sollecitato e particolarmente osservato.
In pratica tutti siamo in terapia e nessuno lo sa!

Altro esempio: Simone decide di immergersi in acqua e di giocare con Plus lanciando una pallina. Accade ciò che nella storia di Simone ci appare come un "prodigio" interattivo ed interpretativo.
La scena si sviluppa come segue: inaspettatamente Simone raccoglie una pallina, e inizia un suo percorso che lo vede dirigersi verso il gruppo degli adulti, avvicinando con la mano la pallina alla bocca e muovendola ripetutamente. Ci coglie di sorpresa e alcuni di noi stupiti si domandano che cosa Simone voglia comunicare.
Si intuisce che sta evocando il cagnolino che riporta la pallina trattenuta con la bocca.
Risulta evidente che il bambino esterna il desiderio di rivedere il cane riproporsi nell'esercizio del riporto della pallina. In pochi secondi scatta l'operazione: Roberta e Plus vengono allertati e predisposti a bordo piscina in attesa di Simone, Luigi offre la mano a Simone e viene dal medesimo accompagnato a bordo piscina. Simone lascia cadere la pallina in acqua (dimostrerà nella seduta successiva di saper anche effettuare un breve lancio a braccio teso). Simone ha osservato questa sequenza nel corso della mattinata, in alcune dozzine di occasioni (con più cani e gli altri bambini). Plus, che vive per recuperare tutto ciò che cade in acqua, prontamente recupera la pallina e la depone ai piedi di Simone, che dopo un attimo di esitazione raccoglie e rilancia.
Simone si prodiga attraverso una sequenza interattiva che banalmente potrebbe essere definita "gioco con il cane".

Riteniamo che l'esperienza abbia favorito Simone nell'intraprendere il percorso che gli permetterà di:
- percepire progressivamente l'essere capace di ottenere, grazie a una propria iniziativa (Teoria della P.P.C.)
- relazionarsi con l'esterno
- rimuovere il blocco comportamentale che da 8 anni lo tiene legato alle espressioni tipiche di un livello cognitivo appartenente ad un bimbo di poco più di un anno
- provare ad abbandonare il centripetismo a favore di comportamenti centrifughi (Teoria dei C.C.C.).
In effetti Simone durante il primo incontro conoscitivo esibiva comportamenti definibili "singolari", se osservato superficialmente, e tipici del bambino di circa un anno, se osservato clinicamente.

Ad esempio osserviamo un bimbo su un seggiolone che prende un oggetto e lo lancia nell'intento di vedere l'adulto raccoglierlo e riconsegnarlo. Questa sequenza si ripete all'infinito in quanto estremamente gratificante poiché consente al bimbo una delle prime modalità interattive con l'adulto: osservare l'adulto dedicarsi in conseguenza della propria azione. Tornando a Simone nel primo incontro viene descritto il suo esordio come segue: nella segreteria della "Società di Interazione Uomo-Animale" osserviamo una scrivania, alcune poltrone e alcuni mobili con in vista oggetti, soprammobili, giochini per cani ed altro a portata di mano. Simone osserva papà Michele, sorride, un lampo di soddisfazione balena nei suoi occhi recupera un oggetto e lo lancia a terra. Papà Michele, come da 8 anni sta facendo, raccoglie e ripone (riporre è previsto nella logica comportamentale dell'adulto, ma non nella logica comportamentale del bambino di circa un anno). Di seguito Simone recupera un altro oggetto, osserva il genitore, sorride e soddisfatto lo lancia al suolo. E' soddisfatto non di causare un danno, bensì di essere entrato in contatto con il papà attraverso l'unica modalità che per ora egli conosce. In pochi minuti, tutto quanto posto sui ripiani viene lanciato. Un bimbo più grande, i cui comportamenti sono già accompagnati dalla cultura educativa, riconoscerebbe che in quel momento sta procurando un danno. Noi adulti, "vittime della situazione", ci siamo posti una domanda: come indurre Simone ad un comportamento diverso senza necessariamente proibire, rimproverare o reagire a ciò che secondo la nostra logica sembrava un "misfatto".

L'interpretazione dei comportamenti attraverso la formula M.A.A.R.P. (Luigi Rimoldi) ci ha consentito di modulare il nostro al fine di disattendere l'aspettativa di Simone e di avviarlo attraverso la sua volontà ad un comportamento differente.
In pratica abbiamo abbandonato la stanza consentendo a Simone:
- di rientrare in contatto con gli adulti, non più lanciando oggetti, ma attraverso una propria iniziativa che lo impegnasse nel dirigersi verso i genitori che avevano ignorato il suo comportamento che non mirava a distruttività
- di mantenersi attivo e protagonista della scena.
E' stato semplice e soddisfacente osservare che Simone aveva acquisito una nuova esperienza comportamentale e che poteva mostrarci nuove modalità nascoste.
In effetti nelle giornate seguenti, a Simone è stata prospettata l'opportunità di entrare in contatto con altri operatori attraverso richieste esplicite ed evolute.

Ad esempio: Simone si avvicina a Sara, la prende per mano, la conduce alla piscina, e fa intendere che vuole interagire con Tiffy, giocando con la pallina. Ma non è tutto: Simone, ormai "entusiasta" dei propri successi, decide di coinvolgere Maria Laura interessandola al proprio agire. La scena si presenta così: in acqua, mamma Sara con Simone. Il bimbo trattiene nella mano un riportello nell'intento di coinvolgere qualcuno in un gioco che aveva già apprezzato con Aaron e Tiffy. Maria Laura, complimentandosi, osserva che Simone si prodiga in un "vero" lancio e cogliendone l'intento rilancia delicatamente il riportello.
Il "prodigio" interattivo continua…
Ancora una volta Simone ha potuto vivere la scena da protagonista invitando Maria Laura e di conseguenza apprezzare il proprio agire centrifugo.

Pensiamo che se nella quotidianità Simone verrà osservato e strategicamente accompagnato, potrà esprimersi attraverso una serie di "nuovi" comportamenti centrifughi e vivere situazioni sempre più gratificanti.
La nostra esperienza non vuole essere una risposta terapeutica, bensì vuole dare ai genitori l'opportunità di cogliere, interpretare e attingere a modalità, che strutturano formule interattive. Queste formule non sono quelle che macroscopicamente si osservano, ma sono quelle ricche di dettagli e di piccoli apprezzamenti solo in apparenza modesti.
Va ricordato che spesso i genitori, comprensibilmente, si abbandonano alla monotonia relazionale, ritrovandosi sfiduciati e incapaci di prendere iniziative. Recuperano energia educativa solo quando vengono create le condizioni attraverso le quali apprezzare i microrisultati.


La piscina è strutturata attraverso spazi con acqua bassa (h. cm 15) e di conseguenza tiepida,
che permettono di accettare progressivamente il contatto con l'elemento acqua risaputamente conciliante.
 
TOBIAS
Anche Tobias matura nuove esperienze e apprezza l'imparare ad imparare come si dicono le parole grazie all'interazione con il cane. Ancora una volta fruiamo della presenza di Tiffany. Durante il primo incontro ci ha sorpreso l'interesse di Tobias rivolto ai cani. Scopriamo che Tobias vive con il pastore tedesco di nome Artax.
Già ci eravamo prefissati un obiettivo: facilitare Tobias nel pronunciare in modo completo alcune parole, che fino ad allora venivano ridotte a monosillabi o sostituite dalla gestualità.
Avendo già visionato gli obiettivi non è stato difficile organizzarci. Tobias rivolge interesse ad un cubo di colore blu (il suo colore preferito) il quale riempito di croccantini viene utilizzato come gioco per cani. Cogliendo l'opportunità decidiamo di suggerire a Tobias che utilizzando il cubo potrebbe offrire cibo a Tiffy.
Proponendo a Tobias la parola "Tiffy" (di facile realizzazione articolatoria per questo bambino) lo aiutiamo ad imitare una strategia di controllo della pronuncia. La modalità prevede di rallentare e allungare le vocali così da permettergli di prepararsi all'atto fonemico successivo. Tobias, naturalmente motivato ad offrire cibo, deve solo superare lo scoglio che prevede di invitare Tiffy a raggiungerlo dopo averla chiamata. Di fatto a Tobias viene suggerito di chiamare "Tiiffii" e al primo tentativo possiamo ascoltare la sillaba finale "…fi", modalità che lo caratterizza nelle sue espressioni verbali. Al fine di renderlo partecipe, consentiamo a Tiffy di avvicinarsi a Tobias e di apprezzare i bocconcini che fuoriescono dal cubo, maneggiato dal bimbo. Al secondo tentativo chiediamo a Tobias di richiamare Tiffy: il cane non si muove, suggeriamo a Tobias che la cagnolina non ha capito. Quindi Tobias si sforza in base al nostro modello verbale proposto pronunciando il nome per esteso ottenendo il riavvicinamento di Tiffy.
In casi del genere applichiamo il principio del modellamento verbale. Le fasi si susseguono favorendo l'utilizzo della medesima strategia verbale per altre parole bisillabe per lui sconosciute o ridotte ad una sillaba.
Poste le basi osserviamo che anche durante la giornata possiamo sollecitare Tobias a "miglior pronuncia", fingendo di non capire (come Tiffy "non aveva capito") il suo messaggio. Infatti ad ogni richiesta monosillabica ognuno di noi finge di non capire e rimane in attesa di un nuovo tentativo da parte di Tobias. Provvediamo pertanto a favorire la pronuncia chiara ed estesa della parola.
Fatta propria la percezione del poter pronunciare, il bambino "si avvia" e coglie la soddisfazione
data dall'ottenere ciò che desidera, prodigandosi nella pronuncia.
In un successivo incontro, apprezzando l'interesse di Tobias rivolto al cane, decidiamo di presentargli la sua nuova cagnolina che ha un nome più difficile da pronunciare: Camilla. In accordo con mamma Petra stiliamo un breve elenco di parole "nuove": milla (Camilla), pappa, latte, piatto, vieni, poco, finito.
Riusciamo nell'intento, cogliendo circa l'80% di successo in quanto presenti alcuni elementi distraenti: sabbia e ghiaietto con cui giocare, sorellina di 16 mesi e per ultima un trattore che lo rapisce totalmente.
Tuttavia decidiamo di mettere in campo una nuova strategia.
Desideriamo osservare se l'ascoltare la propria voce amplificata dia motivo di soddisfazione e sicurezza, oltre che senso di magnificazione delle proprie espressioni. Grazie all'utilizzo di un microfono Tobias può ascoltarsi, e vocalmente rappresentarsi più di quanto fino ad oggi abbia potuto sperimentare. Divertito si lancia in un percorso verbale durante il quale coinvolge prima la sorellina,
poi la mamma e, a turno, alcuni operatori. Nel nominare i presenti il tono di voce di Tobias si fa sempre più sicuro e sollecito fino a sperimentare il vocione!
 
FRANCESCO
Francesco è un bimbo di cui possiamo apprezzare risultati solo in tempi lunghi (per Tobias e per Simone le risposte sono state pressoché immediate). Le forme autistiche prevedono di erigere barriere a protezione di sé e pertanto difficilmente ci è possibile scorgere lo spiraglio attraverso il quale concretizzare il contatto.
Il nostro errore di fondo è caratterizzato dalla "volontà di comunicare" tentando di forzare l'impenetrabilità utilizzata dai soggetti autistici quale miglior strategia protettiva. Ci attendiamo risposte logiche e confezionate dalla nostra immaginazione. Omettiamo di considerare che il punto di osservazione nostro differisce sostanzialmente al punto di osservazione del bimbo autistico. Temple Grandin, autistica e insegnante di Zoologia alla Colorado State University suggerisce che se volete considerare gli spazi circostanti attraverso la visione che, per esempio, hanno alcuni animali di media taglia, dovete decisamente mettervi con gli occhi al loro livello, ponendovi a "quattrozampe", e seguendo il loro percorso.
Un'attenta osservazione del comportamento canino ci suggerisce che spesso la relazione tra noi e il cane non si "avvia" in quanto i nostri cani rarissimamente ci vedono fare ciò che per loro è logico e usuale, ad esempio fiutare il suolo. Molti altri comportamenti utili vengono omessi nei programmi di educazione a favore dei soliti esercizi spettacolari ma di scarsa efficacia accreditativa e rappresentativa.
Le citazioni sono utili a rafforzare il convincimento che dobbiamo sforzarci di "vedere" come "vede" un bimbo autistico, abbandonando la logica percettiva di noi non autistici.
Il cane, grande "induttore comportamentale", non attua la pratica del suggerire (l'essere umano propende a farlo, in quanto genera prole inetta). Pare che il suo modo di relazionare rappresenti la strategia adeguata ad invogliare i bimbi autistici ad aprirsi all'interazione, uscendo dal "blocco centripeto". Infatti quando Plus porta la pallina a Francesco, non chiede esplicitamente di rilanciare, ma rispetta i tempi del bambino e attende il rilancio. Al contrario l'adulto chiederebbe esplicitamente e ripetutamente l'attivarsi di Francesco, adoperandosi in una sorta di forzatura e scontrandosi con la barriera autistica. Francesco, apprezzando la presenza di Plus, viene "indotto" al medesimo ad una tempistica che favorisce la centrifugazione comportamentale ed il controllo della propria motricità.
Per ultimo va annotato che la piacevolezza data dall'osservare il cane che recupera e consegna vari oggetti induce i bimbi a richieste verbali specifiche, quali parole monotermine o brevi frasi.
 
CONCLUSIONI

La scoperta dell'animale nel favorire relazione e intenti comunicativo-linguistici, effettuata negli anni '50 da Boris Levinson, psichiatra americano e le considerazioni di Desmond Morris circa i segnali non verbali nell'interazione sociale, di cui il cane è un importante rappresentante (come i bambini che non comunicano verbalmente), hanno favorito riflessioni sulla possibilità di incontro del mondo infantile con il mondo canino.

Questo progetto ha la finalità di osservare e far interagire bambini con difficoltà di comunicazione/relazione e bambini con disturbo specifico del linguaggio con i cani nell'elemento acqua. Sia l'animale che l'acqua fungono infatti da intermediari comunicativi, relazionali e motivazionali.
Ci si è impegnati nell'interessare i bambini ad un mondo in genere percepito come confusivo e caotico e a sperimentare la progressiva percezione delle proprie capacità (Teoria della P.P.C.).
Inoltre, nell'ambito cognitivo, si è rilevato che l'interazione del bambino con l'animale e l'acqua ha portato ad un incremento, per ora solo osservato da tutti gli operatori e non sottoposto ad analisi statistica, dei tempi di attenzione e nel mantenimento dell'azione avviata in tutte le sue sequenze.
Nell'ambito linguistico, ove è stato possibile, si è rilevato un incremento del numero di emissioni verbali (mormorii, parole bisillabe, frasi bitermine) ed il miglioramento delle modalità espressive (nuovi fonemi).
Nell'area emotiva si è potuto osservare un decremento delle attività compulsive e/o di agitazione psicomotoria in presenza dei cani con cui poter interagire in modo attivo (giochi, lanci, offerte di cibo,…) ed in modo passivo (osservare, aspettare, essere sfiorati dal cane, …).
Il progetto coinvolge varie professionalità in concerto e sotto le regie della psicologa, della logopedista e del consulente del benessere animale.
Siamo convinti che questo approccio co-terapeutico possa aprire nuove frontiere per il trattamento
di disturbi dello sviluppo infantile.

 
GRUPPO DI LAVORO
Luigi Rimoldi: Responsabile della Società di Interazione Uomo-Animale
Dr.ssa Maria Laura Sora: Logopedista, Neuropsicologa e Consulente del benessere animale
Dr. Aldo Vezzoni: Medico Veterinario
Mario Biosa: Personal Trainer e Consulente del benessere animale impegnato nell'ambito della disabilità motoria
Dr.ssa Sara Pieropan: Specialista in Reumatologia e Consulente del benessere animale
Dr.ssa Daniela Morano: Psicoterapeuta
Dr. Giuseppe Cadioli: Psichiatra
Dr.ssa Rosanna Viani: Specialista in Pediatria
Dr. Franco Torelli: Specialista in Pediatria
Roberta Lavoratori: Consulente del benessere animale e assistente ai bambini
Rita Goldoni: Consulente del benessere animale e assistente ai bambini
Susanna Valbusa: Consulente del benessere animale e p.r. Nicolò Center
 

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